Che il nodo dell’aborto sia tornato a galla, nella società occidentale, è un dato di fatto. E che questo avvenga sganciandosi da ogni lettura religiosa del problema, è un altro dato importante, perché libera il campo da equivoci fastidiosi e rimette al centro la dignità umana fin dal suo concepimento.
Un esempio di tale cambiamento di marcia è l’ultimo numero della prestigiosa rivista Economist, considerano uno dei baluardi del pensiero liberal, notoriamente pro-abortista.
E invece – in concomitanza con l’8 marzo, festa internazionale della donna - l’Economist mette in prima pagina quello che definisce «gendergenocide», ovvero genocidio per genere, in questo caso femminile. Ovvero: 150 milioni di bambine non nate in Asia a causa di aborti selettivi che colpiscono il cosiddetto «sesso debole».
Il dato di partenza dell'inchiesta dell'Economist è la situazione sempre più preoccupante della Cina: «Nel gennaio scorso l’Accademia cinese di scienze sociali – segnala l’Economist - ha mostrato quello che può succedere ad un Paese dove le bimbe non contano. Nel giro di 10 anni, ha sottolineato l’Accademia, un uomo su 5 non potrà trovare moglie a causa della mancanza di donna: una situazione mai verificatasi in un Paese in condizione di pace».
E sono gli stessi dati dell’Onu, commentati anche dal quotidiano francese La Croix, a far capire come il problema di questo «genocidio di genere» non riguardi solo la Cina ma in generale tutto il continente asiatico, dove vige ancora un pregiudizio negativo nei confronti delle nuove nate, viste come peso ingombrante nell’economica famigliare. Un peso spesso "risolto" con l’aborto.
Infatti sono 150 milioni – segnala La Croix - le bimbe mancanti in Asia. E cita i diversi Paesi deficitari: 60 milioni in Cina e altrettanti in India, 5 milioni in Pakistan, 3 in Bangladesh, 1 in Afghanistan.
Ma anche Paesi dell’ex Urss come Armenia, Azerbaijan, Georgia, denunciano tale problema: qui il tasso di differenza tra uomini e donne è rispettivamente di 116, 116 e 110.
Clicca qui per consultare il lungo articolo dell’Economist.
Clicca qui per leggere l’approfondimento della Croix.
Su questo problema puoi leggere alcuni altri approfondimenti di MissiOnLine sulla Cina e sul Bangladesh.