MissiOnLine.org Inaugurato il rinnovato allestimento Un museo per viaggiare museo, Milano, Pime, allestimento, anniversario Da raccolta di oggetti esotici a laboratorio culturale con percorsi mirati: il Museo del Pime si presenta al traguardo del secolo di vita più attuale che mai

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La rivistaMarzo 2010
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01/03/2010   
Inaugurato il rinnovato allestimento
Un museo per viaggiare
di Massimo Casaro
Da raccolta di oggetti esotici a laboratorio culturale con percorsi mirati: il Museo del Pime si presenta al traguardo del secolo di vita più attuale che mai


Con il taglio del nastro, ad opera del sindaco di Milano Letizia Moratti, il 22 gennaio scorso è stato ufficialmente inaugurato il rinnovato allestimento del Museo Popoli e Culture del Pime, che nel 2010 festeggia i cento anni di vita.
Il Museo Popoli e Culture è un museo missionario, ma non "da missionari", se con ciò s'intende una raccolta folkloristica e puramente "strumentale" di oggetti. Infatti è diventato, con il tempo, un museo di tutto rispetto, che ha fatto proprie le esigenze di rigore scientifico e di professionalità, mai estranee al mondo missionario nel suo insieme, ma che l'evoluzione dei tempi ha reso imperative.
Occasione per tentare un bilancio e porre le premesse di un ulteriore sviluppo è offerta dall'anniversario di fondazione del museo, che allora si chiamava Museo etnografico indo-cinese, avvenuta - come ricordato - nel lontano 1910 nella Casa Madre di via Monte Rosa.
Le foto d'archivio ci consegnano l'immagine affascinante e un po' scolorita di sale piene di oggetti cinesi e indiani inconsueti e di animali imbalsamati, destinati a meravigliare il visitatore e introdurlo nell'atmosfera esotica che l'immaginario attribuiva sempre ai Paesi lontani. Proprio questa, infatti, era la caratteristica allora predominante dei musei, concepiti come wunderkammer cioè «camera delle meraviglie».
Questa impostazione resta pressoché immutata fino al secondo dopoguerra, quando il Museo assume il nome di Museo di arte e di etnologia estremo orientale e le sue collezioni si arricchiscono con oggetti provenienti dalla Birmania, dall'Africa e dal Brasile. Il 15 novembre 1952 segna l'ingresso ufficiale del Museo nell'ambito della vita culturale milanese: la sua inaugurazione vede la partecipazione di circa 300 persone, tra cui, come riporta il libro delle firme dell'epoca, l'allora sindaco di Milano e i cardinali Schuster, Roncalli e Montini.
Con gli anni Settanta si registra un sostanziale cambiamento d'impostazione. La nuova sede di via Mosè Bianchi permette l'allestimento di due sale distinte, una dedicata all'arte orientale e una ai reperti di carattere più popolare ed etnografico; anche il nuovo nome di Museo di arte estremo orientale e di etnografia riflette questa diversa impostazione.
Nei decenni Ottanta e Novanta il Museo subisce una serie di ulteriori cambiamenti che lo portano ad assumere precise caratteristiche di scientificità. Viene ampliato e dotato di una sala dedicata alle esposizioni temporanee. Dal 1998 prende il nome attuale e, in occasione del centenario, una veste espositiva ancora una volta migliorata.

LE RACCOLTE si sono formate gradualmente, grazie al costante invio di oggetti da parte dei missionari. Un primo nucleo si deve a padre Carlo Salerio (1827-1870) che, nel 1852, raccolse e portò in Italia 250 oggetti di interesse etnologico provenienti dall'isola di Woodlark, nella lontana Me¬lanesia. Oggi, in seguito a diverse vicissitudini, ne restano solo alcuni, conservati presso il nostro museo e il museo Pigorini di Roma. Un altro contributo di valore alla crescita delle raccolte museali lo si deve a mons. Simeone Vo¬lonteri (1831-1904), missionario del Pime e vicario apostolico della provincia cinese di Henan. Abile cartografo, è autore di una carta geografica di Hong Kong che è stata per lungo tempo la migliore e più usata.
Un'ultima figura da ricordare è senza dubbio quella di padre Raffaello Maglioni (1891-1953). Archeologo, riportò alla luce una grande quantità di reperti delle culture neolitiche della Cina Meridionale (provincia Guang¬dong). Il Museo di Storia di Hong Kong, cui è stata donata l'intera raccolta, ha concesso in prestito al nostro Museo una piccola parte del materiale scoperto da padre Maglioni.
Un ulteriore implemento delle raccolte lo si deve, infine, ad amici ed estimatori del Pime e del Museo che hanno donato oggetti raccolti in anni di viaggi e di contatti con altri popoli.

TRA I VARI OGGETTI esposti, particolarmente degno di nota è un prezioso esempio di arte birmana: una testa di Buddha in bronzo dorato risalente al secolo XVII. Alcune caratteristiche, quali le sottili linee che incorniciano labbra e occhi e quelle che separano la fronte dai piccoli riccioli dei capelli, permettono di identificarlo come appartenente alla scuola di Ayutthaya (l'antica capitale del Siam, oggi Thailandia), che si sviluppò dal 1350 al 1767 e che vede il bronzo come materiale di preferenza utilizzato per la scultura.
Un altro oggetto esposto di particolare valore è il Novus Atlas Sinensis, pubblicato ad Am¬sterdam nel 1655, che può essere considerato il primo atlante geografico della Cina. È costituito da 171 pagine di testo scritte in latino e 17 carte geografiche a colori (15 dedicate alle singole province dell'Impero cinese, una all'intera Cina e una al Giappone), corredate da descrizioni di luoghi, notizie di carattere etnografico, culturale e climatico. Autore del Novus Atlas Sinensis è padre Martino Martini (Trento 1614 - Hangzhou 1661), mis¬sionario gesuita esperto in matematica, geodesia, cartografia e magnetismo. Nel Novus Atlas viene applicata per la prima volta la coordinata geografica dei meridiani e si tiene conto delle più recenti scoperte geografiche cinesi, tra cui le sorgenti del Fiume azzurro. Il Novus Atlas rivela dunque non solo le grandi doti intellettuali di padre Martini, ma anche il suo vivo interesse per il mondo cinese e la sua capacità di posare uno sguardo rispettoso e preparato su questa cultura.
SCOPO DEL MUSEO Popoli e Culture è offrire percorsi che permettano ai visitatori di inoltrarsi nella «terra incognita» del confronto e dell'incontro tra i popoli. Un modo per incentivare l'attitudine relazionale delle persone, migliorando così la qualità complessiva del vivere civile. Non a caso, l'anno sociale 2008-2009 è stato dedicato al tema dell'identità, illustrato dalla mostra Identità. Tracce dell'altro in noi, in cui si è cercato di mostrare come le reciproche influenze culturali siano un importante «motore» anche della nostra società.
La storia del Pime offre molti esempi di attenzione e di sensibilità verso la realtà extraeuropea. Da alcuni anni il Museo sta ricostruendo questo percorso, di cui la prima tappa è stata Altri uomini, altre avventure, mostra allestita in collaborazione con l'Hong Kong Museum of History (3 novembre 2006-27 gennaio 2007). L'espo¬sizione è stata dedicata al contributo scientifico offerto dai missionari, tra XIX e XX secolo, in alcune discipline, quali la cartografia, la linguistica, l'antropologia e l'archeologia. In tale occasione si è dedicata particolare attenzione alla figura e all'opera del già citato padre Raffaello Maglioni, missionario del Pime e archeologo a Hong Kong dal 1929 fino alla morte nel 1953, uno dei pionieri dell'archeologia preistorica in Cina (M.M., dicembre 2009, pp. 61-63). Un secondo momento di riflessione è stato offerto dalla più recente mostra Missione natura. Con¬tributi missionari alle scienze naturali e alla difesa dell'ambiente (21 settembre-31 ottobre 2008). In questa occasione è stato ricordato padre Carlo Brivio, anch'egli del Pime, studioso di entomologia recentemente scomparso, che ha donato ben due collezioni al Museo Civico di Storia Naturale di Milano (M.M., aprile 2008, pp. 72-75). Tuttavia questo viaggio nel tempo ci porta ancora più indietro, nella Milano di metà Ottocento, in cui si colloca la fondazione del Seminario Lombardo per le Missioni Estere e a una rete di rapporti tra uomini di formazione cattolica, missionari e studiosi di varie discipline che portò utili contributi allo sviluppo della conoscenza del mondo extraeuropeo. In quel contesto, padre Carlo Salerio (1827-1870), missionario in Oceania, occupa un posto di grande rilievo. Il suo lavoro scientifico suscitò l'attenzione dell'Accademia fisico-medico-statistica di Milano che incaricò una commissione di studiare il materiale, di cui restano due relazioni stilate nel 1861 da Giovanni Battista Scotti e Pier Ambrogio Curti. L'anno seguente una collezione di oggetti provenienti dall'Oceania, dalla Cina e dal¬l'America meridionale fu donata dal Seminario Lombardo al Museo Civico di Storia Naturale, decisione cui probabilmente non fu estraneo l'abate Antonio Stoppani, scienziato e dal 1882 direttore delk museo.
Questa è una delle tante testimonianze dell'ampliarsi delle conoscenze sul mondo extraeuropeo, che ebbero importanti ricadute sul progresso culturale e scientifico milanese, non solo in ambito accademico. In questo solco, il Museo Popoli e Culture intende continuare a elaborare le sue proposte, a cominciare dal ricco pacchetto di iniziative predisposto in occasione dell'anno del centenario (illustrate nel dettaglio sul sito).

CULMINE di questo percorso sarà il convegno in programma il 16 aprile prossimo il cui titolo «Cul¬tura come qualità della vita. Il museo luogo e risorsa per la formazione umana e civile», già dice l'intenzione che coltiviamo e lo scopo che ci impegniamo a perseguire. La riqualificazione della società civile, infatti, non è solo compito delle leggi ma è soprattutto compito della cultura, perché sono le idee e i sentimenti che, riqualificando l'ampio ventaglio delle relazioni, rendono continuamente apprezzabile uno stile del vivere umano più aderente alle autentiche e intime aspirazioni dell'Uomo.
Molti decenni sono passati da quel 1910, tante scoperte sono state effettuate e grandi cambiamenti sono avvenuti. Tuttavia un tema resta centrale: la necessità di rendere i musei un luogo «vivo», di incontro, di conoscenza e di formazione, da frequentare con intelligenza, interesse, curiosità e «affetto»

 


Da toccare con mano
Un cenno a parte merita la didattica, oggetto di particolare cura da parte del Museo. Il Museo, infatti, intrattiene con le scuole di ogni ordine e grado un intenso rapporto di collaborazione, offrendo un ricco ventaglio di proposte. L'intento è duplice: incoraggiare la conoscenza delle culture altre per stimolare al dialogo, al confronto rispettoso e, dunque, a una migliore e più equilibrata definizione della propria identità; incoraggiare, attraverso il linguaggio dell'arte, sia l'espressione di un punto di vista individuale, quale stimolo della capacità critica e di osservazione, sia l'espressione di un punto di vista comune, come risultato di una rielaborazione e di un sapere condivisi.
Il metodo che il Museo privilegia è l'approccio induttivo e il fare creativo, gestiti in un contesto di gruppo e di condivisione. I manufatti artigianali e gli oggetti artistici, la cornice museale e i laboratori didattici, accuratamente studiati, offrono un'interessante occasione di conoscenza ed espressione attraverso materiali e tecniche di apprendimento differenti da quelli presenti nella quotidianità scolastica. Le attività proposte sostituiscono la lezione frontale con mezzi di spiegazione alternativi: osservazione, manipolazione, gioco, risposte e prove di gruppo. La.Fo.

 

 



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