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La rivistaMarzo 2010
Romero e i suoi figli


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01/03/2010   
La provocazione di Emmaus
A tutti i migranti. Un visto per il mondo
di Luis Ignazio Lula da Silva

La base dell'unità del popolo dev'essere la dimensione umana. L'umanità è diventata più vicina e più prospera nella misura in cui i Paesi hanno ridotto le barriere create dalla distanza geografica e hanno avuto l'opportunità di conoscersi da vicino. Questo è un bene molto importante in un mondo in cui convivono la globalizzazione e i particolarismi. Si tratta di un fattore positivo nelle relazioni internazionali che abbiamo necessità di preservare e consolidare.

Per i brasiliani, l'immigrazione ha un significato speciale. Il Brasile deve la sua formazione, come popolo e nazione, a un ricco processo di mescolanza tra i rappresentanti di tanti popoli che sono arrivati qui cercando una speranza di vita migliore. Alla nostra origine indigena, si sono uniti, tra gli altri, portoghesi, spagnoli, italiani, tedeschi, polacchi, giapponesi, ucraini, latino-americani provenienti da diversi Paesi, e in particolare africani, che sono stati sradicati dalla loro Madre Africa come schiavi, e che hanno formato la base fondamentale del nostro popolo. Oggi, gli afro-discendenti costituiscono la maggioranza nel nostro paese.
Noi siamo, pertanto, una nazione di immigrati. Una nazione che mostra, in pratica, come le differenze culturali possono contribuire alla costruzione di una società che cerca l'armonia e lotta con vigore contro la discriminazione e i pregiudizi. Non solo siamo «un popolo misto», ma, soprattutto, ci piace essere un popolo misto. Perché sappiamo che da questo processo di incontro di popoli e razze deriva la nostra identità, la nostra forza, la nostra facilità e apertura al dialogo, la nostra gioia, la nostra creatività e il nostro talento.

È in questo spirito che abbiamo adottato recentemente alcune misure affinchè questa storia possa continuare. Con la promulgazione della legge 11961 del 2 luglio 2009, sono stati estesi, agli immigrati in situazione di irregolarità in Brasile, diritti previsti nella nostra legislazione, in particolare la libertà di circolazione all'interno del Paese, il pieno accesso al lavoro retribuito , all'istruzione, alla sanità pubblica e alla giustizia. Non possiamo dimenticare che la stessa Costituzione brasiliana, quando si tratta dei diritti e delle garanzie fondamentali, afferma che tutti sono uguali davanti alla legge, sia brasiliani che stranieri residenti. Il governo brasiliano, attraverso impegni firmati in vari accordi internazionali, riconosce che i migranti hanno diritti e doveri che devono essere rispettati. Questo nuovo traguardo significa che il Brasile si colloca sempre di più all'altezza della realtà migratoria contemporanea, delle condizioni globali dello sviluppo economico e sociale e del rispetto fondamentale dei diritti umani. È anche il risultato di un ampio dibattito nazionale, con la partecipazione di diversi settori della società e degli stessi immigrati, che così hanno avuto l'opportunità di chiarire i problemi che devono affrontare e proporre soluzioni.

Sono convinto che l'armonia fra le nazioni non sarà il risultato di guerre e conflitti, di muri e barriere sollevate, ma di gesti di solidarietà e di riconoscenza. Il fossato scavato dall'ineguale distribuzione delle ricchezze tra le nazioni non sarà colmato con misure repressive e discriminatorie in materia di immigrazione. Si ingannano quelli che pensano e agiscono cosi. La lotta per la vita e per la sopravvivenza supererà sempre, rendendola inefficace, qualsiasi misura repressiva. Il rimedio alla paura dell'immigrato, alla xenofobia che ora domina molti Paesi e popoli è, dopo tutto, uno soltanto: la costruzione di un nuovo rapporto tra Paesi e nazioni, che ponga fine a un protezionismo vile e allo sfruttamento clamoroso che pesa sulla vita dei Paesi poveri, e, insieme, uno stimolo allo sviluppo autonomo e sostenibile di questi Paesi e della loro popolazione. Nella misura in cui diventa impossibile la vita e la sopravvivenza in quei Paesi, non c'è altra strada se non l'esodo, la lotta per la sopravvivenza altrove, in un'altra terra. Questa è una legge naturale che niente e nessuno potrà fermare.

Io stesso ho sperimentato personalmente questo processo: mia madre è stata costretta ad emigrare da una regione arida, molto povera del  Brasile, ad un grande centro industriale di San Paolo: se n'è andata senza niente, appena con i vestiti che aveva adosso, con la speranza di sopravvivere, trascinando i suoi sette figli... Quale madre, quale padre può assistere alla morte dei suoi bambini per fame, senza reagire, senza lottare per quanto oscuro e incerto gli possa sembrare l'orizzonte?

Ho lottato con tutte le forze per unire i Paesi dell'America Latina, della nostra cara Africa e Asia ... Non credo che i cambiamenti nei rapporti Nord-Sud possano mutare senza che si realizzi un grande processo unitario, solidale e combattivo che strutturi le forze di questi Paesi e che permetta assicuri un nuovo equilibro di potere, la conquista dei diritti e delle condizioni per lo sviluppo equo e sostenibile in ogni paese della terra.

Sogno il giorno in cui ogni persona potrà vivere in pace e con dignità nella propria patria, e che la libera circolazione tra i popoli diventi una scelta personale, un diritto, e non una necessità...
Finchè questo sogno non si realizza, il lavoro di realtà come Emmaus e un libro come questo aiutano molto a sensibilizzare e mobilitare le forze necessarie perchè la dignità e i diritti degli immigrati siano preservati, da qualunque parte provengano e ovunque si trovino.

(Traduzione a cura di Ana Maria Pisani)



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