La base dell'unità del popolo dev'essere la dimensione umana.
L'umanità è diventata più vicina e più prospera nella misura in cui i
Paesi hanno ridotto le barriere create dalla distanza geografica e
hanno avuto l'opportunità di conoscersi da vicino. Questo è un bene
molto importante in un mondo in cui convivono la globalizzazione e i
particolarismi. Si tratta di un fattore positivo nelle relazioni
internazionali che abbiamo necessità di preservare e consolidare.
Per
i brasiliani, l'immigrazione ha un significato speciale. Il Brasile
deve la sua formazione, come popolo e nazione, a un ricco processo di
mescolanza tra i rappresentanti di tanti popoli che sono arrivati qui
cercando una speranza di vita migliore. Alla nostra origine indigena,
si sono uniti, tra gli altri, portoghesi, spagnoli, italiani, tedeschi,
polacchi, giapponesi, ucraini, latino-americani provenienti da diversi
Paesi, e in particolare africani, che sono stati sradicati dalla loro
Madre Africa come schiavi, e che hanno formato la base fondamentale del
nostro popolo. Oggi, gli afro-discendenti costituiscono la maggioranza
nel nostro paese.
Noi siamo, pertanto, una nazione di immigrati. Una
nazione che mostra, in pratica, come le differenze culturali possono
contribuire alla costruzione di una società che cerca l'armonia e lotta
con vigore contro la discriminazione e i pregiudizi. Non solo siamo «un
popolo misto», ma, soprattutto, ci piace essere un popolo misto. Perché
sappiamo che da questo processo di incontro di popoli e razze deriva la
nostra identità, la nostra forza, la nostra facilità e apertura al
dialogo, la nostra gioia, la nostra creatività e il nostro talento.
È
in questo spirito che abbiamo adottato recentemente alcune misure
affinchè questa storia possa continuare. Con la promulgazione della
legge 11961 del 2 luglio 2009, sono stati estesi, agli immigrati in
situazione di irregolarità in Brasile, diritti previsti nella nostra
legislazione, in particolare la libertà di circolazione all'interno del
Paese, il pieno accesso al lavoro retribuito , all'istruzione, alla
sanità pubblica e alla giustizia. Non possiamo dimenticare che la
stessa Costituzione brasiliana, quando si tratta dei diritti e delle
garanzie fondamentali, afferma che tutti sono uguali davanti alla
legge, sia brasiliani che stranieri residenti. Il governo brasiliano,
attraverso impegni firmati in vari accordi internazionali, riconosce
che i migranti hanno diritti e doveri che devono essere rispettati.
Questo nuovo traguardo significa che il Brasile si colloca sempre di
più all'altezza della realtà migratoria contemporanea, delle condizioni
globali dello sviluppo economico e sociale e del rispetto fondamentale
dei diritti umani. È anche il risultato di un ampio dibattito
nazionale, con la partecipazione di diversi settori della società e
degli stessi immigrati, che così hanno avuto l'opportunità di chiarire
i problemi che devono affrontare e proporre soluzioni.
Sono
convinto che l'armonia fra le nazioni non sarà il risultato di guerre e
conflitti, di muri e barriere sollevate, ma di gesti di solidarietà e
di riconoscenza. Il fossato scavato dall'ineguale distribuzione delle
ricchezze tra le nazioni non sarà colmato con misure repressive e
discriminatorie in materia di immigrazione. Si ingannano quelli che
pensano e agiscono cosi. La lotta per la vita e per la sopravvivenza
supererà sempre, rendendola inefficace, qualsiasi misura repressiva. Il
rimedio alla paura dell'immigrato, alla xenofobia che ora domina molti
Paesi e popoli è, dopo tutto, uno soltanto: la costruzione di un nuovo
rapporto tra Paesi e nazioni, che ponga fine a un protezionismo vile e
allo sfruttamento clamoroso che pesa sulla vita dei Paesi poveri, e,
insieme, uno stimolo allo sviluppo autonomo e sostenibile di questi
Paesi e della loro popolazione. Nella misura in cui diventa impossibile
la vita e la sopravvivenza in quei Paesi, non c'è altra strada se non
l'esodo, la lotta per la sopravvivenza altrove, in un'altra terra.
Questa è una legge naturale che niente e nessuno potrà fermare.
Io
stesso ho sperimentato personalmente questo processo: mia madre è stata
costretta ad emigrare da una regione arida, molto povera del Brasile,
ad un grande centro industriale di San Paolo: se n'è andata senza
niente, appena con i vestiti che aveva adosso, con la speranza di
sopravvivere, trascinando i suoi sette figli... Quale madre, quale
padre può assistere alla morte dei suoi bambini per fame, senza
reagire, senza lottare per quanto oscuro e incerto gli possa sembrare
l'orizzonte?
Ho lottato con tutte le forze per unire i Paesi
dell'America Latina, della nostra cara Africa e Asia ... Non credo che
i cambiamenti nei rapporti Nord-Sud possano mutare senza che si
realizzi un grande processo unitario, solidale e combattivo che
strutturi le forze di questi Paesi e che permetta assicuri un nuovo
equilibro di potere, la conquista dei diritti e delle condizioni per lo
sviluppo equo e sostenibile in ogni paese della terra.
Sogno il
giorno in cui ogni persona potrà vivere in pace e con dignità nella
propria patria, e che la libera circolazione tra i popoli diventi una
scelta personale, un diritto, e non una necessità...
Finchè questo
sogno non si realizza, il lavoro di realtà come Emmaus e un libro come
questo aiutano molto a sensibilizzare e mobilitare le forze necessarie
perchè la dignità e i diritti degli immigrati siano preservati, da
qualunque parte provengano e ovunque si trovino.
(Traduzione a cura di Ana Maria Pisani)