MissiOnLine.org Terrorismo: body scanner e vere emergenze terrorismo, emergenze, ricerca scientifica Chi protegge la ricerca scientifica dalla burocrazia dell’antiterrorismo aeroportuale?
01/03/2010 Terrorismo: body scanner e vere emergenze di Loretta Napoleoni Chi protegge la ricerca scientifica dalla burocrazia dell’antiterrorismo aeroportuale?
Il nostro stile di vita è cambiato dall'11 settembre e questo vale principalmente per il ricco Occidente. Chi viaggia lo sa bene. Negli aeroporti siamo costretti a lunghissime attese mentre la sicurezza controlla che tutto sia in regola, anche sotto la pianta dei nostri piedi. Dopo lo sventato attentato di Natale sui cieli di Detroit, le misure di sicurezza si sono fatte ancora più drastiche. In molti aeroporti i passeggeri devono entrare in una macchina, il body scanner, che fruga persino nella loro biancheria. Studi recenti mostrano che questa procedura è dannosa per la salute: esporre ripetutamente il corpo a questo tipo di radiazioni, anche se di bassa intensità, può rivelarsi cancerogeno. Ma le conseguenze negative di voler catturare i terroristi pochi minuti prima che si facciano esplodere in aria, invece che andare alla radice del problema e risolverlo, vanno ben oltre gli effetti nocivi dei body scanner. Una grossa quantità di materiale biologico, destinato a ricerche scientifiche, rimane in giacenza presso le dogane. Una buona parte viene rispedito al mittente o addirittura distrutto perché non «passa» i controlli di sicurezza. Quasi tutto si deteriora durante la lunga giacenza e diventa inservibile. A tutt'oggi, non esiste infatti un protocollo speciale per gestirlo e la Sicurezza non possiede la conoscenza scientifica necessaria per selezionarlo. Ogni giorno perdiamo milioni di informazioni scientifiche che potrebbero portare alla scoperta di cure di malattie sempre più frequenti o all'utilizzo di farmaci strepitosi - grazie alle nanotecnologie oggi disponibili - perché rimangono intrappolate nei piccoli container con ghiaccio secco, usati per le spedizioni oltreoceano, dove si deteriorano. Negli Stati Uniti d'America le procedure sono particolarmente lente. Gli uffici doganali sono pieni di contenitori sanitari abbandonati con il timbro di qualche ospedale: un patrimonio scientifico che va sprecato nell'attesa che si compiano tutte le procedure di controllo dell'antiterrorismo, compresa la verifica che non si tratti di armi chimiche o batteriologiche. Spesso dentro quei contenitori ci sono «frammenti» di parenchima dei vari organi (fegato, reni, cervello, cuore...) delicatissimi e fragilissimi, proprio grazie alla capacità delle cellule di continuare a vivere sotto azoto liquido. Anche la più piccola variazione di temperatura può alterarne la conservazione e quindi l'utilizzo nei laboratori. Questo tipo di «prodotti» non può essere trattato come un semplice pacco postale o un contenitore d'olio! Spesso la raccolta di preziosi campioni biologici da spedire oltreoceano richiede mesi di attesa e procedure invasive sul paziente, oppure viene fatta attingendo da ancora più preziose sieroteche o istoteche, strumenti medici costosissimi. Le politiche anti-terroriste dovrebbero proteggerci dalla minaccia del terrorismo; ma chi protegge la ricerca scientifica dalla burocrazia dell'antiterrorismo aeroportuale? Questa una domanda che i governi dovrebbero porsi. Internet ha creato un forum mondiale dove si discutono i problemi medici in tempo reale. Una grande conquista per la scienza. Non possiamo lasciarcela strappare da Osama bin Laden a causa della poca professionalità dei nostri politici. Se vogliamo continuare a salvare vite umane, il materiale medico deve viaggiare su una corsia preferenziale e deve essere controllato da personale specializzato. E questo investimento deve avere la priorità sull'acquisto in ogni aeroporto dei costosissimi body scanner. Altrimenti saremo costretti ad ammettere che almeno sulla scienza il terrorismo ha vinto.