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01/02/2010   
L’iniziativa di un medico-manager camerunese
La banca etica dei migranti africani
di Prashanth Cattaneo

«GRAZIE alla Unicontinental Bank gli studenti africani non dovranno più immaginarsi nel futuro come dipendenti di imprese di pulizie, ma come manager, bancari, medici, promotori di progetti di sviluppo nei loro Paesi di origine!».
Il sogno di Francis Sietchiping (foto sopra), medico camerunese diplomato alla Scuola di direzione aziendale (Sda) dell'Università Bocconi di Milano nel Master in Business Administration (Mba), ha la forma di un progetto finanziario: la prima banca etica rivolta agli emigrati africani - principalmente in Italia e in Europa - nata per consentire loro di inviare denaro dalle città in cui vivono e lavorano ai Paesi di origine, dove si trovano i famigliari che necessitano di un supporto economico.
Ma non solo. La banca della diaspora africana Beda - come è stato battezzato il progetto del dottor Sietchiping - non si limita al trasferimento delle rimesse, ma vuole anche offrire servizi finanziari e bancari ai migranti di origine africana in Europa, e insieme promuovere microfinanziamenti nel continente nero. Un'idea innovativa nel panorama finanziario internazionale che potrà rappresentare per moltissimi giovani stranieri, studenti universitari nelle città italiane ed europee, un concreto strumento per tornare a casa con la possibilità di costruire un progetto per il proprio futuro, ma anche un luogo nel quale poter fare carriera, un sogno che per molti oggi non è ancora realtà perché, come sottolinea Sietchiping, «se non sono pochi gli africani che studiano economia, sono ancora a quota zero i direttori di banca dalla pelle di colore diverso dal bianco!».

NATO IN CAMERUN, laureato a Perugia in medicina, oggi Sietchiping vive ad Urbino con la moglie italiana, con la quale si è sposato sette anni fa, e i due figli avuti da questo matrimonio. Non ha voluto la cittadinanza italiana perché nel suo Paese chi ne vuole ottenere un'altra deve per forza perdere la prima, e così il medico ha preferito restare uno «straniero» in Italia come tanti, perché lui non ha dimenticato il Camerun, anzi,  con il suo progetto punta proprio a offrire ai compaesani un'opportunità di sviluppo.
L'idea di dare vita a una banca degli africani risale a un'esigenza riscontrata dal camerunese negli anni in cui studiava all'università. «Io e alcuni miei amici avevamo difficoltà nel sostenere le nostre famiglie in Africa, perché inviare il denaro era complicato e costoso», ricorda il medico. «Così, nel 1997, abbiamo messo in piedi un'associazione, chiamata Famba, che attraverso un "assegno veloce" (velox check) spedito via fax insieme a codici di identificazione, consentiva di inviare denaro in modo sicuro e a costi ridotti nei nostri Paesi. Quest'idea è stata apprezzata da moltissimi, anche perché allora non esistevano in Camerun agenzie di money transfer, come la Western Union». Nel 1999 i soci della Famba sono tutti laureati e molti di questi lasciano Perugia. Nasce così l'esigenza di strutturare maggiormente il progetto iniziato, che incoraggia il dottor Sietchiping a iscriversi in Bocconi alla Sda, per costruirsi competenze nell'ambito finanziario. Un percorso di studio che lo vedrà diplomato nel 2006 e grazie al quale potrà dare concretezza alla bancarizzazione degli africani.
«La Unicontinental Bank ha una storia molto complessa», precisa il medico. «Ci sono voluti ben dodici anni per rielaborare il progetto, di cui dieci dedicati all'analisi dei bisogni e allo studio del sistema finanziario africano, perché solo conoscendo bene questi aspetti sarà possibile consentire investimenti nel Paese d'origine».

LA SFIDA è di portata globale e gli interessati sono moltissimi. Il team di lavoro ha tenuto in Europa (Italia, Francia, Germania, Spagna) oltre un centinaio di incontri, dal 2007 al 2009, trovando ben più di settemila persone interessate a diventare socie della banca. Grazie al portale www.mconsultingg.it, poi, questo numero è cresciuto in modo esponenziale, fino a raggiungere ben 15 mila persone. Proprio in questi mesi Sietchiping è in Belgio, per allargare il bacino degli interessati. Un cantiere quindi che continua a crescere e a stupire gli addetti ai lavori.
Iscritta alla Camera di commercio di Milano con sede a Bresso, la Mana¬gement Consulting Group vede tra le persone coinvolte - compagni di studio del dottor Sietchiping - En¬rico Bocchi, Tommaso Pro e il camerunese Guem¬ne Chassem Remy (a sinistra, sotto), laureato in Econo¬mia e commercio all'Uni¬versità di Bologna, dove ha frequentato anche il master in Revisione contabile-Auditing.

CHASSEM spiega che la banca ha una dimensione etica perché il 10 per cento degli utili sarà investito in progetti sociali e sanitari nel continente africano. Inoltre una sua peculiarità è l'«Account 122» («one to two», ossia «uno a due»), detto anche conto a specchio. «Questo strumento è già stato sperimentato nel 2008 dall'Unicredit Bank per la Romania - precisa Chassem - e vista la sua efficacia abbiamo ritenuto opportuno inserirlo nel nostro progetto. Per fare un esempio, nel momento in cui un immigrato senegalese attiverà un conto bancario in Italia, contemporaneamente tale conto verrà aperto anche in una banca di fiducia nel suo Paese di origine. In tal modo i soldi verranno trasmessi direttamente in Africa e ciò agevolerà nel prelievo del denaro i familiari in patria». Il metodo include una serie di strumenti per dare sicurezza al conto, mantenendo i costi delle commissioni molto basse rispetto alle altre agenzie: «Non tutti forse sanno - precisa Chassem - che normalmente una commissione oscilla tra il 25 e il 35 per cento dell'importo: un dato che obbliga a parlare di sfruttamento dei redditi degli immigrati».
La Unicontinental Bank però, non porterà benefici solo agli africani: «Il primo tirocinante che abbiamo inserito nel nostro staff - racconta Sietchiping - è un giovane di Napoli laureato un anno fa a Bologna in Rela¬zioni internazionali, un dato che indica come il nostro progetto sia aperto a scambi interculturali. In questa prospettiva stiamo stipulando accordi con diversi enti che permettano a giovani di ogni nazionalità di essere protagonisti di questa banca». Un'iniziativa che, secondo il suo inventore, rappresenta «una chance in più per il continente africano e per la sua gente, spesso intrappolata nella povertà e nelle guerre, di ridisegnare il proprio futuro». In prima persona.



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