La rivista Febbraio 2010 Milano e l'islam: incontro possibile
01/02/2010 A Varanasi il movimento dei Khrist Bhakta Gli indù devoti di Cristo di Nirmala Carvalho Avvertono il fascino della figura di Gesù. Ma restano comunque fedeli all'induismo. Parla il fondatore di questa esperienza, padre Anil Dev Per saperne di più SONO INDÙ e non hanno alcuna intenzione di abbandonare la propria religione. Ma nello stesso tempo avvertono forte il fascino della figura di Gesù. Restano ammirati da un Dio che libera e risana, anziché tenere i suoi fedeli prigioneri delle proprie devozioni. Ma questo sentimento non necessariamente sfocia nella richiesta del battesimo. Questi atteggiamenti solo in apparenza tra loro contraddittori sono in realtà i tratti fondamentali di un movimento che va prendendo sempre più piede a Varanasi, la città santa degli indù nell'Uttar Pradesh. Si chiamano i Khrist Bhakta, cioè i "devoti di Gesù": si ritrovano intorno a un prete che a prima vista assomiglia davvero molto a uno shwami, un religioso indù. Perché padre Anil Dev, dell'Indian Missionary So¬ciety, ha fatto del dialogo con l'induismo il cuore della sua testimonianza cristiana. Da diciassette anni vive nel Ma¬tridham ashram di Varanasi, che è il centro del Khrist Bhakta. Per gli indù è l'acharya, cioè la guida di questo centro. Un luogo del tutto particolare, dal momento che il suo nome significa «la dimora della Madre». Si tratta infatti di un ashram dedicato alla Ver¬gine Maria, che si propone come un luogo di sadhana (meditazione) aperto a chiunque. Un santuario cristiano pienamente inculturato nel contesto indiano, dunque. E frutto di un'esperienza importante come quella dell'In¬dian Missio¬naries Society, una congregazione missionaria fondata proprio nella città-tempio di Varanasi nel 1941 da padre Gasper A. Pinto. Una realtà che oggi conta quasi 200 tra sacerdoti e religiosi in 27 diverse Chiese locali dell'India. E comincia ad affacciarsi anche nell'orizzonte della missione ad gentes. IN QUESTO contesto del tutto particolare, dunque, è nato questo movimento che vede la devozione alla figura di Gesù travalicare i confini tra le religioni. All'ultimo raduno del Khrist Bhakta, in novembre a Varanasi, sono arrivati in oltre 15mila: indù, ma anche qualche musulmano e alcuni sikh, appartenenti a caste sociali diverse, tutti accomunati dalla devozione alla figura di Cristo. Al Matri¬dham ashram sono arrivati dal¬l'Orissa, dal West Bengala, dal Jharkhand, dal Chattisgarh, oltre che dall'Uttar Pradesh. E l'incontro - dedicato al tema «Cristo, famiglia ed ecologia» - è stato aperto dal vescovo emerito di Varanasi, mons. Patrick D'Souza. Del resto l'attenzione con cui la Chiesa locale guarda a questa esperienza è dimostrata dal fatto che a padre Anil Dev è stata affidata una testimonianza molto apprezzata dai delegati durante il primo Con¬gresso missionario indiano, tenutosi a Mumbai nell'ottobre scorso. «Il Khrist Bhakta - ha raccontato il fondatore all'agenzia AsiaNews - è il risultato dei satsangs, incontri di preghiera di circa due ore organizzati per la prima volta nel novembre del '93 da devoti cristiani tra la popolazione tribale. Attualmente ai momenti settimanali della domenica partecipano almeno 4 mila persone e il movimento coinvolge quasi 30 mila persone. Vale a dire molte di più rispetto al numero complessivo dei cattolici della diocesi di Varanasi. La maggior parte dei membri del Khrist Bhakta vengono da noi in una situazione di oppressione spirituale e sociale, molti soffrono una condizione di vera e propria schiavitù dettata dal sistema patriarcale. Il nostro è innanzitutto un movimento di liberazione spirituale: l'incontro con il Vangelo comporta per loro un cambiamento di vita, una nuova identità, una cultura di preghiera e della fraternità che trasforma loro e la società in cui vivono». La domanda sorge spontanea: ma perché, nonostante questo cambiamento così profondo, i «devoti di Gesù» restano nella loro fede d'origine? «Il Vangelo è per tutti, non solo per chi chiede il battesimo - risponde padre Anil -. Queste persone (a volte si tratta anche di analfabeti) arrivano da noi per arricchire la loro vita con gli insegnamenti di Gesù: anche questo è evangelizzare. Il Khrist Bhakta resta un movimento per non cristiani e noi rimaniamo aperti ai suggerimenti che vorrà darci il Signore. Per ora ripetiamo le parole di San Paolo ai Corinti: "Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il Van¬gelo"». Anche questo atteggiamento, comunque, è frutto di un cammino: «Noi stessi - commenta ancora il fondatore del Khrist Bhakta - per accettare che si possa essere affascinati dal Vangelo senza convertirsi, abbiamo dovuto riconoscere che questo movimento è un'opera dello Spirito Santo, iniziata, sostenuta e guidata da Lui solo. Occorre comunque aggiungere che, apprezzando i valori del Vangelo, i "devoti" col tempo iniziano a fare propri gli insegnamenti di Gesù e anche a testimoniarli. Finora, però, solo alcuni di loro hanno chiesto il battesimo». MA CHI SONO davvero i "devoti di Cristo"? Nirmala Devi ha raccontato così la sua storia all'agenzia UcaNews: "Ho cinquant'anni, sono nata e cresciuta in una famiglia indù. Ma sono ormai sette anni che faccio parte dei Khrist Bhakta. La Parola di Dio e l'amore per il Signore ispirano la mia vita. Guardo a Lui nei momenti difficili ed Egli si prende cura di me e della mia famiglia". Ashok Bhai è un giovane operaio di una famiglia indù dell'Uttar¬anchal, nel nord dell'India. Cinque anni fa l'incontro con Gesù lo ha salvato dalla disperazione che lo aveva portato sull'orlo del suicidio. Nel 2005 ha conosciuto i Khrist Bhakta e da allora è un assiduo frequentatore dell' ashram di Varanasi. Sadhu Nityanand è un giovane nato in una famiglia di ricchi bramini del Madhya Pradesh. Cre¬sciuto nella tradizione indù ha conosciuto il cristianesimo durante gli studi superiori al Ramjas College Delhi Nitesh. Entrato in una comunità evangelica è stato cacciato di casa dai familiari e da allora vive come predicatore itinerante e fa tappa spesso al Ma¬tridham ashram. Alla fine che cosa ha trovato questa gente in Gesù? «Un'ispirazione nella sua persona e nei suoi insegnamenti - spiega padre Anil Dev -. Sono attratti dalle sue sofferenze e dall'amore per i poveri. L'esperienza della preghiera in comune, delle invocazioni pubbliche non fa parte della tradizione indù. E invece è qualcosa che può dare loro un senso di gioia e di liberazione. Molti di questi "devoti" soffrono forme di oppressione sociale e ostracismo nelle proprie comunità. Il Khrist Bhakta è per loro la possibilità di entrare in un incontro diretto con un Dio vivente e personale. L'esperienza di un rapporto libero, non segnato dalla paura, con un Padre che ama in modo incondizionato; l'esatto contrario di un legame con delle divinità che hanno bisogno di essere continuamente ingraziate». LA PREOCCUPAZIONE di padre Dev è evitare comunque che ci si fermi a qualche forma di superstizione. Così gli incontri hanno sempre al centro la Parola di Dio: vengono mostrati anche dei video sulla vita e sull'insegnamento di Gesù. Ma vengono soprattutto proposti gesti significativi rispetto alla vita nuova indicata dal Vangelo: ad esempio tutti prendono i loro pasti insieme, indipendentemente dalle caste di appartenenza. In un luogo cristiano come il Matridham ashram si celebra ovviamente anche la Messa, a cui i Khrist Bhakta partecipano senza accostarsi alla Comunione. "Però cerchiamo lo stesso - precisa padre Anil - di rendere vivo anche per i devoti non battezzati ogni momento dell'Eucaristia". Una frontiera, dunque, particolarmente avanzata nel dialogo con il mondo indù. Che dichiara di non avere mai avuto problemi neppure con le frange più inclini al fondamentalismo. «Perché gli estremisti indù dovrebbero minacciarci o addirittura attaccarci? - sostiene padre Anil -. Noi non costringiamo nessuno a venire da noi: stiamo comunicando liberamente l'insegnamento di Gesù. C'è gente che viene qui al Ma¬tridham ashram da villaggi e città vicine; ma alcuni compiono anche viaggi molto lunghi per partecipare ai satsangs e tornano a casa trasformati: le loro vite e le loro fatiche sono illuminate. Però continuano a rimanere fedeli alla loro cultura. Perché mai qualcuno dovrebbe perseguitarci?». La storia GANDHI E GESù Il Khrist Bhakta si ricollega a una lunga serie di figure che nel mondo indù hanno guardato con grande interesse alla figura di Gesù. L'esempio più conosciuto è quello di Gandhi, che tante volte nella sua vita ha parlato del «maestro» dei cristiani. «Una volta - raccontava - ho pensato seriamente di abbracciare la fede cristiana. La nobile figura di Cristo, così paziente, così gentile, così amorevole, così pieno di misericordia, che ha insegnato ai suoi seguaci a non ricambiare quando venivano insultati o percossi, ma ad offrire l'altra guancia, mi appariva un bell'esempio dell'uomo perfetto». Ciò nonostante Gandhi restò indù, perché ritenne che nulla di quegli stessi ideali mancassero nella sua tradizione religiosa. Eppure non mancò mai di esortare gli indù ad avvicinarsi alla figura di Cristo. «Posso dire - spiegava - che Gesù occupa nel mio cuore il posto di uno dei grandi maestri che hanno esercitato una notevole influenza sulla mia vita. Voglio dire a voi indù che le vostre vite saranno incomplete se non studierete con rispetto gli insegnamenti di Gesù». Neppure Gandhi, del resto, fu il primo indù a restare affascinato da questa figura. A partire dall'inizio Ottocento ci fu una vera e propria corrente di riformatori indiani che si ispirò alla figura di Gesù (cfr. M.M., novembre 2007, pp.38-39). Merita di essere citata, in particolare, la figura di raja Ram Mohan Roy che nel 1815 scriveva: «Al termine della mia lunga ricerca della verità religiosa, ho scoperto che la dottrina di Cristo è più appropriata di qualsiasi altra da me conosciuta per infondere i principi morali, ed è la più razionale di tutte». Un altro capitolo è quello rappresentato da Ramakrishna Paramahamsa (1836-1886), che considerava Gesù un avatar, un'incarnazione del divino. Al punto che il suo discepolo swami Vivekananda (1863-1902) arrivò a scegliere la data della vigilia di Natale per fondare l'Ordine dei monaci di Ramakrishna. (G.B.)
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