MissiOnLine.org L’impegno di una donna per la ricostruzione del paese SIERRA LEONE sete di rinascita Sierra Leone, Sinodo, ricostruzione, Christiana Thorpe Simbolo dell’impegno per i diritti delle donne, Christiana Thorpe, ex ministro dell’Istruzione, racconta luci e ombre di un Paese che cerca faticosamente di risollevarsi
01/02/2010 L’impegno di una donna per la ricostruzione del paese SIERRA LEONE sete di rinascita di Maria Chiara Rioli Simbolo dell’impegno per i diritti delle donne, Christiana Thorpe, ex ministro dell’Istruzione, racconta luci e ombre di un Paese che cerca faticosamente di risollevarsi
UOMINI E DONNE «in politica assetati della rinascita del continente». Anche i vescovi che hanno preso parte al secondo Sinodo per l'Africa, che si è tenuto a Roma lo scorso ottobre, hanno ribadito l'importanza di nuovi leader politici in Africa. Con una sottolineatura importante: uomini e donne. Un'attenzione di genere che svela il ruolo fondamentale che la donna e i movimenti femminili ricoprono nella vita quotidiana in Africa, così come nelle battaglie per l'affermazione dei diritti umani. Storie di ordinario impegno, storie come la vita di Christiana Thorpe (nella foto), nata in un piccolo Paese dell'Africa occidentale, divenuto famoso per le tragedie, le violenze, l'arruolamento dei bambini soldato nel corso di una guerra civile iniziata nel 1991 e conclusasi nel 2002: la Sierra Leone. Christiana Thor pe, sessant'anni, ex ministro della Istruzione e capo della Com¬missione elettorale, ha fondato un'organizzazione di solidarietà per affrontare la difficile condizione delle ragazze e i problemi delle donne, il Forum delle educatrici africane in Sierra Leone (il Fawe-Sl). Forte della sua lunga esperienza, ci racconta i passi di giustizia, riconciliazione e pace compiuti dal suo popolo e, in particolare, dalle donne del suo Paese. Nella sua vita emerge una particolare attenzione alla condizione, al ruolo e alle potenzialità delle donne per il futuro della Sierra Leone. Perché? Come si è tradotto quest'impegno? Provengo da una famiglia di estrazione media e sono stata una delle poche ragazze sierraleonesi ad aver avuto l'opportunità di frequentare la scuola. Molti genitori non potevano permetterselo. Nella mia adolescenza, la situazione è diventata ancora più dura perchè tante mie coetanee restavano incinte. Questa realtà mi ha spinto a lavorare per lo sviluppo delle ragazze e delle donne. Così ho creato il Forum delle educatrici africane in Sierra Leone. È un'organizzazione panafricana, nata nel 1992, che opera in 34 Paesi. Ho aperto la sezione sierraleonese il 23 marzo 1995, insieme ad altre venti donne. Il Fawe ha toccato tutti i 14 distretti del Paese, con oltre mille donne volontarie. Abbiamo creato 21 scuole primarie e secondarie per ragazze in difficoltà durante e dopo la guerra civile, istituito il Centro per lo sviluppo delle ragazze e donne in gravidanza, condotto un programma educativo per quattromila bambini e giovani profughi in Guinea negli anni 1997-1998 e fornito un accompagnamento psicologico a donne vittime di stupri durante la guerra. Come è cambiata la Sierra Leone dagli inizi degli anni Novanta ad oggi? I ribelli hanno distrutto tutto il Paese e ogni ambito della vita della nazione. Coloro che hanno maggiormente sofferto nel corso della guerra sono state le donne e i bambini. Oggi le cose stanno cambiando sia per quanto riguarda l'istruzione che i diritti delle donne. L'istruzione rappresenta uno dei più importanti mezzi per assegnare potere alle donne attraverso la conoscenza e la piena partecipazione ai processi di sviluppo. Tutto questo è mancato in Sierra Leone fino agli anni Novanta, quando le donne hanno raggiunto la consapevolezza del bisogno di istruzione per bambine e ragazze. In questo il Fawe e altri movimenti femminili hanno svolto un ruolo da pionieri. Crede che le cause che hanno condotto alla guerra civile siano state sconfitte e superate? Abbiamo fatto alcuni passi avanti nella lotta alla corruzione, nell'attenzione all'istruzione e alla sanità, nella decentralizzazione politica e amministrativa, nella creazione di opportunità di sviluppo per i giovani. Moltissimo resta tuttavia da fare, in particolare contro la disoccupazione giovanile. Come ha vissuto i lavori della Commissione per la verità e la riconciliazione (Trc)? E come interpreta l'azione della Corte Speciale? La Trc ha svolto un eccellente lavoro. Ho partecipato alle udienze a fianco delle donne vittime di stupri. Purtroppo la realizzazione delle misure richieste dalla Trc non si è ancora compiuta e questo è causa di forte malcontento. La Corte Speciale sta ancora lavorando all'Aja. È stata utile a molte vittime, ma molte persone vorrebbero che altri carnefici fossero posti sotto processo. In che modo gli attori sociali e le organizzazioni per i diritti umani hanno aiutato la Sierra Leone a uscire dalla guerra? Quali sono le priorità attuali? La società civile e le organizzazioni per i diritti umani sono state decisive per la fine del conflitto. Hanno fatto parte della delegazione presente agli accordi di pace di Lomé che hanno stabilito il termine della guerra. Le attuali priorità dovrebbero includere la realizzazione delle raccomandazioni formulate dalla Trc. Quale crede debba essere il ruolo delle comunità cristiane e in generale delle religioni in Sierra Leone? Le religioni in Sierra Leone hanno un ruolo molto importante. Il Consiglio interreligioso ha svolto un'azione chiave, partecipando attivamente alla pacificazione del Paese. Dopo le elezioni del 2007, la situazione del Paese è mutata? Ci sono cambiamenti in atto, anche se la situazione generale non è cambiata in modo profondo. Si stanno compiendo sforzi per fornire elettricità e migliorare la rete stradale. Tuttavia il costo della vita resta alto e la disoccupazione permane. Come vede il futuro? Con speranza, anche se molto lavoro deve ancora essere fatto, soprattutto nell'istruzione, nella sanità e nel lavoro per i giovani.