| 24/01/2010 Brasile, "premiata" azienda iper-disboscatrice E’ stato assegnato per il 2010 all’azienda brasiliana ‘Yaguareté Porá’ il premio 'Greenwashing’, neologismo che indica la pratica in uso da parte di industrie o organizzazioni politiche di attribuirsi virtuosi comportamenti ambientalisti per nascondere attività in realtà dannose per l’ambiente. L’organizzazione per i popoli indigeni ‘Survival International’ ha scelto l’azienda brasiliana, dedita all’allevamento di bestiame, per aver “spacciato” la distruzione sistematica di un’enorme zona selvatica popolata da nativi isolati in Paraguay, come “un nobile gesto a favore della conservazione dell’area”. Secondo ‘Survival’, l’azienda possiede 78.549 ettari del territorio ancestrale del popolo Ayoreo-Totobiegosode, un’etnia senza contatto con i ‘bianchi’, l’unica al di fuori del bacino amazzonico, residente della Región Occidental del Paraguay, alla frontiera col Brasile; dopo la diffusione, a Novembre, di immagini satellitari che mostravano la devastazione della terra indigena per la creazione di allevamenti, l’azienda ha annunciato l’intenzione di creare una “riserva protetta” per i nativi nella stessa regione, 400 chilometri a nord di Asuncion. Ma, afferma ‘Survival’, che ha denunciato il disboscamento attraverso la più importante emittente radiofonica del paese, ‘Radio Nanduti’, il piano presentato da ‘Yaguareté Porá’ al ministero dell’Ambiente paraguayano prevede che l’area protetta si estende per non più di 16.784 ettari, un terzo dell’intera zona abitata dal popolo autoctono. “Questo è ‘Greenwashing’ da manuale: radere al suolo il bosco e poi preservarne un po’ con fini pubblicitari” ha detto Stephen Corry, direttore di ‘Survival’. Un gruppo di Ayoreo-Totobiegosode entrato in contatto con i ‘bianchi’ ha condannato con forza la proposta della riserva; dal 1993 il popolo indigeno si batte affinché vegano pienamente riconosciuti i suoi diritti sul territorio. Fonte: Agenzia Misna www.misna.org |