MissiOnLine.org Il lavoro come rinascita alla periferia di San Paolo Un’«alba nuova» per le donne ferite Silvia Serra, pannolini, Brasile, donne Il racconto di suor Silvia: «Dietro violenza e degrado di tante famiglie c’era la mancanza di prospettive. Finché è nato il sogno di una fabbrica di pannolini...»
01/12/2009 Il lavoro come rinascita alla periferia di San Paolo Un’«alba nuova» per le donne ferite di Silvia Serra Il racconto di suor Silvia: «Dietro violenza e degrado di tante famiglie c’era la mancanza di prospettive. Finché è nato il sogno di una fabbrica di pannolini...»
«Dio ti aspetta nel cuore dell'uomo»: con questo motto della Redemptoris Missio, sette anni fa, lasciavo la mia terra per avventurarmi nel cammino della missione nel Brasile Sud. Dopo un anno a San Paolo, per familiarizzare con la nuova realtà, finalmente arrivava il momento di conoscere Registro, la terra promessa che mi accoglie. Nella periferia di San Paolo, la città di Registro appartiene alla valle del fiume Ribeira, la cui realtà è ricca di etnie ed economicamente molto povera. La diocesi ha scelto il volto delle Comunità ecclesiali di base (Ceb), in cui i ministeri laicali e la missionarietà, l'approfondimento comunitario della Bibbia e l'impegno sociale sono le priorità. Entravo così in punta di piedi in questa nuova realtà, cercando di ascoltare e capire, per mettermi a servizio di questo popolo. L'avventura di fede che ha dato inizio al progetto Alba nuova comincia qui, quando ancora mi guardavo attorno, cercando di riconoscere i segni del Dio della vita che mi chiamava a coinvolgermi con la vita di ogni persona. Un pomeriggio bussa alla nostra porta un giovane spaventato, chiedendo aiuto perché il nipote continuava ad avere febbre alta e dissenteria. Sapeva che lì abitava la suora incaricata della Pastorale del bambino, quella che accompagna i piccoli da 0 a 6 anni, proteggendoli da qualsiasi rischio (denutrizione, malattie, violenza, abuso sessuale...) che possa minacciare la sua crescita.
LA SUORA non c'era in quel momento, ma ero io a sentirmi interpellata; non solo da quel giovane, ma da Dio che mi indicava chiaramente in quell'appello il cammino da seguire. Accompagnata dalle lideres locali, ho cominciato così le prime visite nelle case delle famiglie dei quartieri più poveri e distanti dal centro. Dopo un anno di visite avevamo già una panoramica dei problemi che affliggevano le famiglie più povere e potevamo riflettere su quali fossero le cause di fenomeni come la mancanza di igiene, la denutrizione, la prostituzione minorile, la droga o la violenza. Alla radice c'era la mancanza di lavoro. Con¬tinuare a impegnarsi per accompagnare le famiglie ci chiedeva di avventurarci in un progetto capace di offrire speranza anche attraverso il lavoro. Una ong australiana ci ha aiutato a elaborare un progetto. Di sogni ne avevamo parecchi, ma eravamo totalmente impreparate per mettere in piedi una piccola fabbrica: da dove partire, che cosa produrre, come organizzare il lavoro, como assumere le persone... L'esperienza tangibile della Provvidenza ci ha accompagnato: siamo rimaste stupite di come le strade si siano aperte, le persone ci abbiano aiutato, i sogni si siano concretizzati, dando corpo all'idea: «Sarà una fabbrica di pannolini per bambini». Certo non sono mancate le difficoltá: all'inizio non avevamo neppure un luogo dove cominciare la produzione, oltre al fatto di vivere sempre (e ancora oggi) una situazione di incertezza economica che mette a rischio la possibilità di continuare a sognare. Ma un'iniezione di coraggio e fiducia ci viene ogni volta che guardiamo il volto delle mamme che imparano a confezionare il prodotto. Pensando a loro - donne oppresse dalla società e persino dai mariti o compagni a cui avevano affidato la loro vita, maltrattate e offese nella dignità, senza speranza e nessuna condizione per guardare al futuro con serenità - ci sentiamo pronte ad affrontare qualsiasi difficoltà. È con queste donne che ho imparato concretamente come l'annuncio del Vangelo abbia al suo centro il servizio alla vita, soprattutto la più fragile, e che evangelizzare è prendersi cura della vita della persona, condividere gioie e speranze, sofferenze e lacrime, partecipando con stupore ai miracoli di liberazione che Dio, ancora oggi, realizza nell'umanità.
CUSTODISCO nel cuore i sogni che sono scaturiti da queste mamme, la cui stima cominciava a crescere, esprimendosi in un nuovo modo di vestire, nel sorriso, nei piccoli dettagli di una cura femminile, nello sguardo che non si abbassa più quando parlano, nell'iniziativa che prende il posto della passività. La lista dei miracoli potrebbe continuare all'infinito, come i nomi delle donne che sono passati in questo ventre materno, anche solo per un periodo, e ne sono usciti con un «nome nuovo», così come il profeta Isaia annuncia nella Bibbia: Maria, Genesi, Jacinta, Sueli, Sandra... «Nessuno ti chiamerà mai "abbandonata"... Tu sarai chiamata con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà» (Is 62,2.4). Il progetto Alba nuova può così oggi accogliere nel suo ventre mamme con almeno tre figli e senza nessun appoggio familiare, per iniziare con loro una nuova gestazione che avviene attraverso il lavoro, la formazione psicologica personale e di gruppo, una terapia medica complementare e una integrazione in corsi di artigianato. Da donne incurvate dalla vita, si trasformano in persone capaci di sognare un'Alba nuova, un nuovo futuro per sé e per i figli
Con "Mondo e Missione" per tutto il 2010 Anche Mondo e Missione ha deciso di scommettere sulla sfida raccontata da suor Silvia Serra in queste pagine. È infatti «Alba nuova» di Registro il progetto che per il 2010 proponiamo ai nostri lettori di sostenere attraverso la formula dell'«Abbonamento solidarietà»: con 70 euro, garantendosi l'appuntamento mensile con la nostra rivista, si contribuisce alla promozione di questa esperienza per le donne brasiliane. Da parte sua suor Silvia Serra dal prossimo numero ci accompagnerà ogni mese raccogliendo da padre Sebastiano D'Ambra il testimone della rubrica L'altro emisfero nelle pagine del Mondo in casa.