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02/11/2009   
Congresso a Pechino
E gli studiosi cinesi riscoprono Li Madou
di Gianni Criveller da Pechino per MissiOnLine
All’Università del Popolo si è tenuta la seconda Conferenza mondiale di Sinologia. Durante i lavori presentata la figura del gesuita “fondatore della sinologia” moderna. Il racconto di un missionario del Pime, profondo conoscitore di Matteo Ricci

Circa 350 studiosi da numerosi paesi del mondo e città della Cina sono convenuti a Pechino, presso l’Università del Popolo per la seconda Conferenza Mondiale di Sinologia. Centinaia di studenti della stessa università hanno preso parte ai lavori della conferenza come uditori. È stato un evento grandioso, organizzato impeccabilmente, con decine di studenti volontari che si sono presi cura con efficienza, dedizione e cortesia degli ospiti.  Oltre alle sessioni generali, la conferenza è stata suddivisa in affollati gruppi tematici: il dialogo culturale, la storia, la letteratura, il confucianesimo e l’opera cinese.
Il tema della conferenza “Sinologia e comunicazione tra le culture” includeva questioni culturali di carattere fondamentali, quali cosa sia il “confucianesimo”; cosa sia la stessa “sinologia”; e la traduzione e adattamento di opere occidentali in Cina. Fortunatamente gli organizzatori sono riusciti a lasciare l’ideologia politica alla porta, e gli studiosi si sono sentiti a proprio agio nel presentare liberamente i risultati delle loro ricerche.

L’ispiratore e il leader del convegno è stato Yang Huilin, vicepresidente dell’Università del Popolo, uno dei più noti studiosi di cristianesimo in Cina. Non deve sorprendere dunque che numerosi sono stati gli interventi che hanno toccato temi cristiani e che tra i partecipanti ci sia stato un rilevante gruppo di studiosi proveniente dal mondo cattolico e protestante. Particolare rilievo ha avuto l’attiva partecipazione del teologo Hans Kung, autore di due apprezzati interventi, all’inizio e alla conclusione dei lavori, centrati sulla sua proposta per un’Etica globale. In senso stretto Kung non è un sinologo, ma da vari decenni s’interessa di religioni cinesi e cristianesimo. Inoltre, fin dal 1979, egli è stato frequentemente ospite di istituzioni accademiche cinesi. Hans Kung ha iniziato il suo primo intervento con un commosso omaggio a Julia Ching, la nota studiosa cattolica (già suora orsolina), prematuramente scomparsa, che per prima lo aveva introdotto nel mondo degli studi cinesi.

Nel corso del simposio, chi scrive ha presentato uno studio circa l’adattamento negli ultimi decenni della dinastia Ming (inizio del XVII secolo) della cultura visuale gesuitica, mostrando al pubblico numerose immagini sulla vita di Gesù prodotte da tre missionari gesuiti (tra cui il bresciano Giulio Aleni) tra il 1619 al 1640. La gran parte dei presenti non aveva mai visto (e nemmeno conosciuto) l’esistenza di queste immagini, che testimoniano in modo inequivocabile lo sforzo da parte dei gesuiti di presentare integralmente la fede cristiana; di introdurre il metodo ignaziano di meditazione immaginativa; e di adattare la predicazione ai registri culturali dei propri interlocutori.
Il più grande dei missionari gesuiti, Matteo Ricci, di cui nel 2010 si ricordano i 400 anni della morte a Pechino è, in effetti, accreditato come l’iniziatore stesso della sinologia.
Il convegno internazionale di sinologia si è concluso in modo emblematicamente suggestivo: una cena presso la Città proibita, la sede dell’Imperatore, ma anche il luogo dell’instancabile lavoro di numerosi missionari dei secoli XVII e XVIII. Essi, sulla scia di Matteo Ricci, hanno servito la causa dell’evangelizzazione attraverso i servigi resi al sovrano del Paese di mezzo.



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