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Su Canale 5 un gruppo di vip per 24 ore su 24 in mezzo ai Bhil dell'India. La lettera aperta di «Mondo e Missione»: promuoviamo incontri veri, non caricature

Liti tra conduttrici tv, visti che mancavano, comincia oppure non comincia? Abbiamo ingenuamente sperato fino all’ultimo in un ripensamento su «La Tribù. Missione India» il nuovo reality-show che invece puntualmente inizia mercoledì sera su Canale 5.

Lo confessiamo: non siamo esperti di tv e tanto meno di reality. Però di una cosa - e non da ieri - ci occupiamo davvero: di incontri con popoli e culture dell’Asia, dell’Africa e dell’America latina. Così - quando ci è capitato di leggere che la novità della stagione tv di quest’anno era un reality show in cui i concorrenti dovranno vivere in India in un villaggio della tribù dei Bhil e «abitare insieme alla gente, in armonia con lo stile di vita dei locali, seguendone le regole sociali e spirituali che ispireranno anche le prove settimanali a cui i Vip dovranno sottoporsi» - abbiamo fatto un balzo sulla sedia.

Una rivista come la nostra le popolazioni dell’India le conosce dall'interno, perché da più di 150 anni i missionari del Pime vivono in mezzo a loro. Hanno condiviso una vita intera con questa gente. E ascoltando loro abbiamo imparato quanta pazienza, quanta fatica, quanto rispetto sia necessario per un incontro vero, che è una cosa ben diversa da uno scimmiottamento di gesti e riti che alla fine banalizzano solo il volto dell’altro.

Ci verranno a dire che no, questo è un reality diverso, rispettoso della cultura dei Bhil. Sarebbe fin troppo facile rispondere. Ad esempio citando la profondità dell’intervista rilasciata da Nena Ristic, una delle concorrenti: «In India vi farò ridere… Sono curiosa di scoprire come sarà la vita a contatto con persone che hanno una propria cultura», ha dichiarato a Studio Aperto

Non ci interessa, però, fare polemiche fini a se stesse. Ci preme piuttosto raccontare un mondo che è molto più complesso di qualche danza con le capanne sullo sfondo. Per questo lanciamo una sfida a Canale 5: se davvero vi sta così a cuore l’incontro con «le tribù» (quelle vere) organizziamo insieme una prima serata per raccontare dove e come vivono le popolazioni indigene nel mondo, i problemi quotidiani che devono affrontare, le discriminazioni che tuttora devono subire in tanti posti (compresa la stessa India) e le storie di chi del rispetto e della valorizzazione di questa gente ha fatto la propria «missione». Poi fate pure il vostro giochino. Ma almeno avremo dato ai telespettatori la possibilità di capire che cosa è vero e che cosa no.

Infine permetteteci un’ultima annotazione. Da settimane in Italia ci si scontra sul tema dell’immigrazione. C’è chi non perde occasione per ripetere che non possiamo accogliere tutti e che chi viene in mezzo a noi deve accettare la nostra cultura e le nostre tradizioni. Lo chiediamo come se fosse una cosa assolutamente normale. Ma allora perché se siamo «noi» ad andare «da loro» questo sforzo diventa un’«impresa» degna da prima serata tv? E la ricompensiamo con la bellezza di 100 mila euro al vip che ci riesce meglio?

Cambiare prospettiva forse è una buona occasione per guardarci allo specchio.

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