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20/07/2009   
Stati Uniti
Obama, i neri e la lotta al vittimismo
di Gerolamo Fazzini
All'associazione per i diritti civili parole sullo sviluppo valide a ogni latitudine: «Il vostro destino lo avete in mano. E parte da un'educazione su ciò che è giusto»

Il discorso tenuto nei giorni scorsi da Barack Obama alla Naacp, la più prestigiosa e antica associazione per i diritti civili, conferma le qualità del presidente americano e merita di essere ripreso per le novità interessanti che propone (clicca qui per leggere il testo integrale in inglese). MissiOnLine ne sottolinea, in particolare, quattro.

1)  Alla comunità nera, storicamente e attualmente oggetto di discriminazioni di vario genere, il presidente Usa - che viene dallo stesso mondo - dice: sì, le ingiustizie esistono ancora e vanno combattute. “Dovremo dire ai nostri figli: sì, sei afro-americano le possibilità di crescere tra criminali e gang sono sicuramente maggiori. Sì, se vivi in un quartiere povero dovrai affrontare pericoli e minacce con i quali non dovrà cimentarsi chi vive in quartieri benestanti”. Ma tutto questo, chiosa Obama, non può diventare un comodo alibi: non attardiamoci in vittimismi inutili. Ciascuno di noi può prendere in mano il suo destino, anche se le sue condizioni sociologiche di partenza sono sfavorevoli. Un appello forte alla responsabilità personale, a non vivere adagiati nelle recriminazioni, a non adottare il comportamento di talune minoranze – più o meno organizzate – che tendono a blandire i loro membri addossando le colpe della loro situazione solo ed esclusivamente a fattori esterni. “Ci serve una nuova mentalità”, osa dire Obama: una mentalità che passi dall’autocommiserazione alla capacità di rialzarsi con le proprie gambe.

2) “Fatevi un’istruzione”. La parola- chiave che Obama indica per il riscatto dei neri (e di ogni minoranza in difficoltà) è una sola. Già, l’educazione come via per liberare il meglio di sé. È la medesima ricetta che da decenni i missionari propongono ai popoli in via di sviluppo, specie laddove l’istruzione è negata, per ragioni culturali e sociali, alle bambine oppure a minoranze etniche.

3) L’istruzione da sola non basta. Occorre l’educazione, che è cosa più ampia e complessa del patrimonio culturale personale. Nel discorso di Obama c’è un curioso passaggio su questo tema, laddove il presidente nero degli Stati Uniti chiama in causa la famiglia, come necessaria alleata della scuola in un cammino di sviluppo personale e comunitario. “Non provengo da una famiglia ricca. Ho avuto la mia buona dose di problemi da piccolo e la mia vita in qualsiasi momento avrebbe potuto prendere una piega negativa. Io però ho avuto dei freni e tanti paletti”. Ancora: “Mia madre mi ha dato amore, mi ha spinto sempre avanti, si è interessata ai miei studi, mi ha insegnato a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Grazie a lei ho avuto la possibilità di sfruttare al meglio le mie qualità”. Eccola qui, concentrata in polche righe, la definizione di educazione: l’atteggiamento di chi, volendo il bene dell’altro, lo mette in condizioni di esprimere al meglio se stesso e, al tempo stesso, gli indica i criteri per distinguere bene e male, per operare un discernimento corretto di ciò che vale. Da queste premesse discende l’indicazione che Obama dà alle famiglie: meno giochi elettronici e più studio, ma soprattutto, capacità di guardare avanti, di darsi traguardi alti.

4) Imparare a scegliere ciò che vale. Nel punto in cui esorta i ragazzi neri a non copiare i miti di oggi (i rapper o i giocatori di basket), Obama li invita a puntare su ciò che vale nel tempo, a non rincorrere le mode. Un messaggio di grande attualità e forza in un tempo in cui le giovani generazioni sembrano attratte esageratamente dagli idoli della Tv o dello sport. Un messaggio che - ovviamente - non vale solo per gli Stati Uniti d'America.



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