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La decisione del governo italiano di respingere i barconi con persone a bordo (tra cui donne incinte e bambini) è molto grave e va contro tutte le forme di aiuto umanitario e di comprensione per queste persone. La discussione delle nuove normative sull'immigrazione ci preoccupa moltissimo. In modo particolare nel metodo usato; non c'è stata nessuna consultazione, di nessun tipo, con i vari organismi che da tempo lavorano sui temi dell'immigrazione per rispondere alla sfida dell'accoglienza nella legalità. Anche la recente decisione, con una legge ad hoc, di togliere dalle strade le donne vittime di tratta non ha prodotto l'effetto desiderato, ma ha aggravato la situazione impedendo al mondo del volontariato di avvicinarle e aiutarle.
Noi non vogliamo evadere dalla legalità; vorremmo però essere coinvolti per suggerire modalità umane nelle risposte concrete. Il mancato coinvolgimento di enti e realtà associative che da anni lavorano su questo delicato fronte - e che avrebbero potuto fare da ponte - ha portato a una sequenza di decisioni assai confuse e contraddittorie (vedi i «medici-spia» e poi i «presidi-spia»...). Ritengo particolarmente grave la situazione delle donne incinte e delle mamme che non possono dare il nome al loro bambino e si vedono quindi costrette a partorire clandestinamente.
Forti della Parola di Dio che ci stimola a prendere posizione a difesa «degli orfani, delle vedove e degli stranieri», ci uniamo a tutte le forze della Chiesa sul territorio e ai loro pastori per dare voce ai più deboli e indifesi.