| 15/10/2009 Etica e economia Go(o)d economy, l'Enciclica e il mondo |
| 01/10/2010 Economia Canaglia I nuovi poveri d’America di Loretta Napoleoni |
| 02/05/2011 Giustizia economica scommessa possibile di Luigino Bruni |
| 15/05/2011 Economia È vero boom America Latina? di Alessandro Armato |
| 06/08/2012 Etica e finanza JP Morgan chiude il fondo "cattolico" |
Al G20 di Londra, nell'aprile scorso, i leader del pianeta si sono riuniti per trovare risposte alla crisi economica più grave che si sia verificata dopo gli anni Trenta. Dall'incontro sono emerse molte riflessioni e analisi ufficiali, gli opinionisti hanno fatto il loro dovere. Tuttavia, alla vigilia di un nuovo appuntamento come sarà il G8 in programma in Italia a luglio, pur essendo sempre chiamati all'ottimismo, non riusciamo a scrollarci di dosso una certa sensazione di perplessità e inquietudine. Sentiamo che manca qualcosa, che non è stata detta tutta la verità e che non si è ancora disposti a fare tutti i sacrifici che la situazione richiede. Troppi sono ancora i settori che non credono che la situazione sia seria. Si pensa che investendo e generando liquidità il problema si aggiusterà. Ma non è così.
Oggi serve un'economia che risponda a una concezione corretta dell'essere umano e dell'universo e che unifichi gli sforzi affinché ogni generazione possa svolgere il suo compito che è quello di rendere possibile un passo avanti nella costruzione di un universo più umano. Oggi serve un'autentica economia sociale di mercato, che non si pieghi troppo né verso il liberismo, né verso il socialismo. Bisogna soprattutto parlare di etica, perché ogni grande crisi economica o politica è sempre accompagnata da una rottura sul piano dei principi. Ogni grande crisi è caratterizzata dalla consapevolezza di aver perso le fondamenta e di non sapere più riconoscere le priorità e il senso delle cose. È la «società liquida» di cui parla Zygmunt Bauman, la società del relativismo evocata dal Pontefice e da altre menti lucide capaci di andare oltre i fanatismi e i fondamentalismi. «Tutto non vale niente e il resto vale meno», diceva uno scrittore latinoamericano per segnalare che una grande crisi non è quella in cui «tutto è negoziabile»; una crisi arriva alla sua massima espressione quando non vale più la pena di negoziare.
Siamo andati oltre la corruzione: l'abbiamo superata. La corruzione suppone che la morale, il bene, abbiano un valore e pone un prezzo per comprare quel valore e degradarlo. Oggi invece niente vale niente. Ci si proclama a-morali, il bene e il male vengono sostituiti dall'indifferenza. Questo atteggiamento, che chiamiamo «tolleranza», implica che niente di quello che vediamo, facciamo o ci si presenta davanti merita il nostro impegno. In buona parte la «tolleranza» è l'indifferenza verso l'altro; è anche indifferenza di fronte a noi stessi; è la negazione di ogni limite e pertanto la schiavitù della libertà.
L'economia soffre questa crisi. Soffre di una cattiva definizione dell'essere umano e di una cattiva concezione dell'umanità. Per questo, cercare soluzioni esclusivamente economiche alla crisi equivale a scegliere un falso metodo, un falso cammino. Che cos'è l'essere umano? Qual è il senso della vita? In che cosa consiste l'ideale dell'«umanizzazione»? Che cos'è ciò che chiamiamo «ecologia umana»? È solo rispondendo a queste domande che potremo costruire, per consenso, un'economia al servizio dell'essere umano e una politica che aiuti gli uomini a incontrarsi e a costruire una civiltà sempre più umana. Bisogna sconfiggere il nominalismo, che dietro parole come «democrazia», «bene comune» e «sviluppo», occulta mostruosità enormi.
Nell'attuale crisi ci sono già coloro che alimentano il dubbio se i poveri siano o no esseri umani e se pertanto meritino di essere trattati come tali. Ci sono già quelli che si domandano se i «migranti», che tanto disturbano molti, facciano anche loro parte di questa umanità che cammina verso l'avvenire. Questo capitolo fondamentale della crisi, che lega l'etica con l'economia, ha bisogno di un vertice non dei 20, ma di tutte quelle entità capaci di risvegliare la coscienza critica e formare in essa le nuove generazioni.