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| 01/10/2009 Migranti respinti l’ipocrisia dell’Europa di Giovanni Innocenzo Martinelli |
Sulla questione dei rimpatri dei clandestini in forza dell'accordo tra Italia e Libia abbiamo ricevuto da fra Pietro Pagliarini, francescano che vive la sua missione in Marocco, questa riflessione di mons. Giovanni Martinelli, vicario apostolico di Tripoli e cioè vescovo della comunità cattolica della capitale libica. È un testo con domande ben precise che giriamo alla riflessione dei nostri lettori e del mondo della politica italiano.
Una Chiesa di migranti e clandestini quella di Tripoli! Grazie! Signore perché anche tu sei stato migrante in Egitto!
In questi ultimi giorni, il dramma dei clandestini in Libia conosce una recrudescenza a causa degli accordi italo-libici: i clandestini che stanno per arrivare in Italia sono respinti immediatamente in Libia!
Noi possiamo capire che l’Europa si difende da questa “invasione”, ma non si potrebbero trovare altri mezzi per farlo?
Quanto a noi, è l’aspetto umanitario che conta per primo: povera gente che cerca di fuggire dalla povertà, dall’ingiustizia, da una condizione di miseria insopportabile... Come discernere tra questa gente allo sbando chi sarebbe da considerare “rifugiato politico”? E come si possono rifiutare gli altri?
Sarebbe una buona cosa se l’Italia potesse impegnarsi e riflettere per giungere a trovare soluzioni giuste e rispettose delle situazioni concrete. Queste persone che sono ricacciate verso la Libia, come potranno vivere in un Paese come questo, che non ha i mezzi concreti per discernere, e che dovrà per forza lasciarle in condizioni inumane?
La nostra chiesa è continuamente confrontata a una grave questione umanitaria, questo in modo particolare ogni venerdi: infatti il venerdi è una folla di povera gente che si riversa in chiesa e che domanda aiuto.
Da parte nostra, facciamo del nostro meglio per accogliere tutti: il servizio sociale cerca di offrire loro cibo, indumenti e quanto serve per l’igiene.... Una semplice clinica gestita grazie a un gruppo di volontari funziona ogni venerdi; questi offrono quache servizio sanitario e accompagnano a volte delle persone gravemente malate in ospedale, spesso donne incinte. Capita anche di aiutare qualcuno a morire! Visitamo dei centri di raccolta per clandestini o delle prigioni: qualche piccolo aiuto possiamo offrirlo, ma la soluzione bisognerebbe cercarla più lontano, alla radice del male...
Ci domandiamo: come è possibile rigettare sui libici un problema così vasto? Non si potrebbe piuttosto aiutare i libici a studiarlo, analizzarlo, a discernere? E poi, come si può discernere chi è il rifugiato politico?
Nei centri di raccolta – ne siamo testimoni – c’è tanta gente disorientata!
«... quando tutti gli stranieri da noi un giorno si metteranno anch’essi a cantare “Fratelli d’Italia”… Strangers into citizens, da stranieri a cittadini! In fondo, tutti avevano preso sul serio l’invio finale della Messa. Se non loro, infatti, chi mai ricorderebbe alla società di oggi la sete di dignità del popolo dei migranti?!»
Sulla questione dei migranti vedi anche:
«Lettera ai popoli e a chi ha paura» di Ermes Ronchi