MissiOnLine.org India: per chi vota chi ha fame? India, elezioni 2009, dalit, Congress, Bjp, Mayawati

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27/04/2009   
India: per chi vota chi ha fame?

Da giovedì 16 aprile in India iniziano le operazioni di voto per il rinnovo del Parlamento federale di New Delhi. Si dice spesso che l'India è la più grande democrazia del mondo e in questo caso i numeri parlano da soli: sono ben 710 milioni gli elettori chiamati ad esprimersi in un voto che - mai come questa volta - appare molto incerto. Proprio perché gli elettori sono così tanti il meccanismo elettorale è complesso: le elezioni avvengono in cinque turni, in cinque giovedì consecutivi. Ma i risultati si avranno solo tra un mese, sabato 16 maggio, quando avverrà il conteggio delle schede.

GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI

Mentre si susseguono di settimana in settimana le tronate elettorali, il settimanale indiano Tehelka ha pubblicato un articolo interessante intorno a una domanda: «Che cosa significa votare per un affamato?». È uno sguardo interessante sulla più grande democrazia del mondo che - nello stesso tempo - è anche un Paese in cui 200 milioni di persone soffrono la fame. Romini Mohan li ha intervistati nei villaggi più sperduti e posto domande su di loro ai politici locali. Il dato più interessante è che l'antipolitica è un lusso per ricchi: «Ho già perso tre figli - dice ad esempio Dhiru Kaka, in un villaggio dell'Orissa -. Niente me li rioprterà indietro. Però comunque voto. Se non lo facessi il governo presterebbe ancora meno attenzione al mio unico figlio ancora vivo».

Clicca qui per leggere il testo integrale in inglese dell'articolo.

Sempre sullo stesso numero di Tehelka compare anche un reportage interessante sui maoisti, che con le loro viuolenze (compreso il sequestro dimostrativo di un intero treno) hanno segnato i primi due turni delle elezioni. Clicca qui per leggere l'articolo.

LO SCENARIO DEL VOTO

I due principali partiti che si confrontano sono il Congress - lo storico partito della dinastia Gandhi-Nehru, a cui appartiene il premier uscente Manmohad Singh - e il Bjp - il partito dei nazionalisti indù guidato da Lal Krishna Advani. In realtà, però, il panorama politico è molto più variegato: nessuno dei due partiti da anni è in grado di governare da solo; e i sondaggi dicono che entrambi questa volta potrebbero toccare il loro minimo storico. Per approfondire questo tema puoi leggere l'articolo New Delhi, il volto più difficile, pubblicato sul numero di aprile di Mondo e Missione.

In esclusiva per missionline.org, invece, commenta la vigilia di questo voto Praful Bidwai, giornalista ed esponente della società civile che analizza i limiti della democrazia indiana, soprattutto nella sua incapacità di dare risposte ai bisogni dei poveri. «La politica - spiega - è oggi più lontana dalla popolazione di quanto non lo fosse 5, 10, 20 anni fa». Clicca qui per leggere l'articolo.

In un'altra intervista parla invece il diplomatico Shashi Tharoor, ex vice-segretario generale dell'Onu, oggi candidato per il Congress. La sua è la voce di chi comunque invita a guardare alla democrazia indiana come a un successo. Clicca qui per leggere l'articolo.

Tra i personaggi di queste elezioni c'è certamente la leader dei dalit Kumari Mayawati che con il suo Bsp aspira a proporsi come leader di un terzo polo, coalizzando intorno a sé i partiti regionali. Difficilmente avrà i numeri per essere alternativa sia al Congress sia al Bjp, ma in un Parlamento molto variegato potrebbe diventare l'ago della bilancia. Clicca qui per leggere un suo profilo pubblicato qualche mese fa su Mondo e Missione.

LA VOCE DEI CRISTIANI

Queste elezioni 2009 in India hanno un significato particolare per i cristiani, che pur rappresentano solo il 3 per cento della popolazione. Giungono infatti dopo la grave ondata di violenza che ha colpito nei mesi scorsi soprattutto lo Stato dell'Orissa. Proprio da qui, giovedì 16 aprile, iniziano le operazioni di voto. A questo link puoi leggere un articolo che parla del rischio di nuove violenze contro i cristiani in occasione del voto in Orissa. A rendere ulteriormente grave la situazione sono state in queste ore le parole pronunciate dal candidato del Bjp nel distretto di Kandhamal, che ha «giustificato» le violenze contro i cristiani (clicca qui per leggere la notizia in inglese). Va ricordato che - in un altro distretto dell'Orissa e come indipendente - è addirittura candidato Dara Singh, l'assassino del missionario evangelico Graham Steines, arso vivo nel 1999 insieme ai suoi figli (clicca qui per leggere la notizia di AsiaNews).

In un contesto così caldo la Chiesa ha chiamato i cristiani indiani a una partecipazione responsabile.

La Commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale, nei giorni scorsi, ha diffuso un decalogo per gli elettori in cui invita tutti i cristiani ad adoperarsi perché anche ai più poveri sia garantito realmente il diritto di voto, a non accettare denaro in cambio del proprio voto e a denunciare ogni frode elettorale. Clicca qui per leggere il testo in inglese.

Quanto invece ai contenuti dell'azione politica già all'inizio di marzo un cartello di personalità e associazioni cristiane avevano diffuso un documento articolato in cui è chiesto a chi si candida in queste elezioni di impegnarsi su una serie di temi molto concreti tra cui il rispetto effettivo delle minoranze (anche attraverso i processi contro i responsabili delle violenze in Orissa), l'impegno per un modello di sviluppo che non costruisca solo risultati finanziari ma anche lavoro per i più poveri, politiche a favore dei dalit e dei tribali, la salvaguardia della dignità della donna. Clicca qui per leggere il testo completo in inglese.



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Per saperne di più

La sezione speciale di missionline.org sulle violenze contro i cristiani in India


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