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Ho partecipato al funerale del mio amico Noel, un giornalista, e di sua madre. Sono morti entrambi lo stesso giorno. Aiutandola, mentre cadeva a terra per un collasso, Noel è morto per un arresto cardiaco. In silenzio assistevo alla sepoltura e pensavo alle tante notizie che Noel aveva preparato per me nello spirito del dialogo che promuoviamo insieme, cristiani e musulmani, attraverso il movimento Silsilah.
Mi sono chiesto quando la notizia diventa dialogo e quando il dialogo diventa vita. Tutti questi pensieri si accavallavano nella mia mente mentre con altri gettavamo gli ultimi fiori nella fossa prima che fosse chiusa per sempre. Come fare a dire a tutti che la vita è sacra quando i rapimenti di persone sono all'ordine del giorno da queste parti? Quando c'è tanta violenza attorno a noi? Quando a Gaza si continua a uccidere? Come fare a dire che la vita è un pellegrinaggio perché insieme siamo diretti verso una meta comune che porta a Dio? Essere «pellegrini in dialogo» significa riconoscere che insieme camminiamo verso una meta che porta non solo al camposanto ma a una vita che continua, in un luogo «santo» che ha una dimensione di eternità.
L'idea del pellegrinaggio è comune alla tradizione delle grandi religioni, ma come fare a ricordare a tutti che il grande pellegrinaggio della vita deve avere una dimensione di dialogo? Questo dovrebbe essere il compito dei media. Media che invitino all'amore e non all'odio. Quanto tempo ci vorrà ancora per capire tutto questo e costruire insieme la pace futura?